E invece tu, quando?

Sono nell’albeggiare dei trenta. Certo, è ancora buio ma in lontananza inizia già a farsi spazio una luce rosacea tendente al giallo, quindi sai che da lì a poco sarà giorno. Sarà luce. Avere quasi trent’anni e non essere ancora madre a volte ti dà un senso di inadeguatezza. Ci sono donne, ragazze che già pensano al secondo mentre tu, fino ad ora hai solo provato, di tanto in tanto, il desiderio di un tuo prolungamento tra le braccia ma senti non essere ancora il momento. Molti dei tuoi coetanei hanno già una famiglia, una fede al dito, forse hanno anche già avuto una relazione extraconiugale, magari anche due. Gli album di nozze ormai li trovi interamente sui social. Il che questo non aiuta. Più volte ho chiesto a mia madre se non fossi in ritardo. Ne ho solo ancora ventotto è vero, però guarda quella mia vecchia compagna di classe, quella mia vecchia collega di lavoro tra l’altro più giovane di me, quella mia amica delle medie… . Mamma dice di no, che sono sulla strada giusta e lei sì che ne sa, con quattro figli di cui il primo a 21 anni. Dice che se potesse tornare indietro aspetterebbe, lavorerebbe di più ad esempio, penserebbe prima alla carriera, prenderebbe la decisione di non sposarsi, convivere basterebbe; però poi non avrebbe avuto noi quindi per certi versi va bene così. I suoi erano altri tempi. Se ci penso anche i miei lo sono, tant’è che nemmeno li riconosco. Mamma dice: “Che cosa ne sai che quelle ragazze guardando te invece non si pongano le stesse domande? Perché non hanno aspettato.” Scelto un altro percorso. Quante di quelle donne hanno scelto di avere un figlio e non stiano “scontando” uno sbaglio. Quante di quelle donne si sono sposate per amore e non per convenzione; perché la tradizione del: le donne devono sposarsi e mettere su famiglia, è dura a morire. Quante di quelle donne si sentono realizzate nella loro totalità, come persone. Ma soprattutto, quante di quelle donne hanno fatto in tempo a diventare donne e che non si sentano ancora, infondo, delle ragazze. Che hanno voglia di essere di nuovo ingenue, madri un giorno ma figlie ancora un po’ più lungo. Albeggiano i trent’anni; non ho figli, ho cominciato da poco una nuova relazione con un uomo un po’ più grande, con un uomo che, diciamocelo, in questo pot-pourri non è facile trovare. Ho l’intenzione e quindi la determinazione di cambiare un lavoro ormai per me abitudinario e opprimente. Sono in fase di cambiamento; nel mio lavoro si direbbe “in allestimento”. Sto cambiando modo di vedere le cose, di viverle anche. Sto piangendo spesso e non lo facevo da un po’. Sto mutando, cambiando, evolvendo, crescendo, imparando. La mattina, mentre mi trucco per coprire le occhiaie o chissà quali altri imperfezioni che giuro ieri non mi sembrava di avere, e vedo la pelle ai lati della bocca cedere leggermente, il volto ricoperto dalla stanchezza prima ancora che dal fard penso: “Sono dove vorrei essere, come mi immaginavo da bambina ma pur sempre migliorabile, non mi manca niente, ho la tenacia e la caparbietà di cambiare le cose che non mi piacciono. Sono consapevole, cosa non così scontata oggi. Frequento un uomo che potrei anche amare un giorno. Quasi quasi a trent’anni faccio un figlio.”

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