Insomma che vuoi?

Avete mai provato quella sensazione di fallimento? Di “ormai è troppo tardi”? Credere di aver sbagliato tutto?

Ho ventotto anni e faccio un lavoro che non mi piace, non mi piace più per lo meno.

E non iniziamo con quelle cazzate “almeno tu un lavoro lo hai”. Anzi, anzi no soffermiamoci su questa frase, io lo faccio spesso quando inizio a lamentarmi con me stessa e quello che mi chiedo, il confronto che vorrei è su questo:

è meglio avere la fortuna di fare un lavoro che non ci soddisfa, non ci gratifica, non ci rende sereni, che ci rende perennemente nervosi, arrabbiati, tristi o rinunciare ad un tipo di carriera del genere per essere in pace con se stessi, stare bene e darsi il tempo di cercare oppure creare qualcosa che soddisfi meglio le nostre aspettative e soprattutto la nostra persona?

Spesso me ne stavo zitta a crogiolarmi nella mia infelicità perché “io almeno un lavoro fisso ce l’ho pensa a chi invece…” ma invece perché devo pensare agli altri? Anche in questo tipo di situazione? Anche se questo va a infettare le mie giornate? Ho sempre pensato prima agli altri ed ora eccomi qui, insoddisfatta. E’ una sensazione che non sopporto da segno zodiacale del Leone e con un’ambizione molto alta.

Ho avuto l’occasione di avere intorno persone che per svariati motivi si ritrovavano a casa senza sapere più come impiegare il tempo, frustrati ed ingrigiti, ed è stato così che mi ripetevo: suvvia Laura accontentati, vuoi finire anche tu così? Queste persone ti prenderebbero per pazza se mollassi un posto del genere con uno stipendio tutto sommato buono. E così tenevo duro, facevo finta di niente, dicevo che andava bene così.

Invece non andava bene così, non mi andava bene per niente. E gli anni sono passati veloci, troppo; rimandavo il giorno X, quello dove avrei mollato tutto per fare quello che realmente mi piaceva. Forse la verità è che avevo, ho paura dell’ignoto, come tutti. Di essere felice, come molti. Di sentirmi in colpa, come pochi.

Sono andata per gradi, il demansionamento prima, l’iscrizione all’università durante, la decisione che oltre sarei solo una persona infelice poi.

No! Il grande passo non l’ho ancora fatto. Non sono andata ancora al lavoro dicendo ai miei superiori: Basta! Io do le dimissioni. Anche se ogni giorno quella scena è nella mia testa, in un modo totalmente tranquillo e pacifico ed è questo che mi fa capire che è la cosa giusta: il mio essere in pace con questa scelta, l’aver smesso di lottare, di sentirmi in difetto qualora lo facessi. Avverà presto, probabilmente quando tutti pensaranno che, di nuovo, avrei rimandato la decisione per altri mesi, anni.

Cosa voglio fare? Scrivere.

Ti farebbe portare a casa un buono stipendio scrivere? Riusciresti a pagarti affitto e bollette? Probabilmente no ma non mi interessa. O probabilmente sì e ne sarei felice.

Cosa vorresti scrivere? Tutte le emozioni che una persona può percepire. Mi piace dare le parole a chi non ne trova, a chi quando ha tutto nella sua testa sembra così perfetto e sensato e quando tenta di tirarle fuori, di raccontarle gli suona così stupido e scontato e invece, chissà magari trova in qualcosa che ho scritto quello che andava cercando e semplicemente dedicherà quelle parole ad un’altra persona o a se stesso. E parlare a sé stessi è sempre così difficile… . Vorrei mandare le persone nel profondo.

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Che lavoro è scrivere? E io allora ti domando: emozionare ti sembra una cosa da poco? Far sì che una persona si ascolti leggendo è un mestiere così ridicolo? Che sorrida, che pianga, ci si arrabbi, che ti dia ragione, che provi qualcosa, qualsiasi cosa è considerato un lavoro inferiore e di bassa aspirazione?

Io non lo voglio fare per soldi, chiaro che un compenso è gratificante oltre che utile alla sopravvivenza ma io lo faccio perché mi piace aiutare le persone.

Perché ho sempre pensato prima agli altri che a me.

E finalmente, attraverso me potrei aiutare gli altri.

 

 

Avete mai ottenuto quello che più desideravate per poi esservi resti conto di avere realizzato un grande sogno e nel contempo una grossa responsabilità?

Bisogna stare attenti a ciò che si desidera davvero perché prima o poi succede.

 

 

 

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4 pensieri su “Insomma che vuoi?

    • E così è stato; ho scelto prima me stessa. Una scelta che rimandavo da troppo tempo, anni. Ed ora è tutto in costruzione, un cantiere a cuore aperto, ed è meraviglioso perché qualsiasi cosa parte da me, prende vita e forma dalle mie idee, da quello che voglio essere, fare e diventare. Quindi si può, è possibile. Non è semplice, non saranno sempre giorni sorridenti, bisogna solo avere coraggio. E buttarsi.

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  1. Persevera e tieni duro, le sconfitte sono solo costruttive. Hai pensato che magari il vero stimolo per la tua crescita, quella che desideri, come la desideri, sia proprio il salto nel vuoto. Sembri demotivata e piena di grinta, questo blog e questo articolo ne sono la prova. Tieni duro e vedrai. Anche io spesso mi trovo nella tua situazione: la laurea ad un passo, un lavoro poco gratificante, l’amore irrangiungibile. Persevera. La discesa arriverà e con essa verranno altre salite; bisogna imparare però come superarle rendendole costruttive.

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