Ho paura di non sentire più niente.

 

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Non trovo il modo giusto per dar inizio a questo articolo nonostante sono giorni che penso di scriverlo, di scrivere.

Tutto nasce da una partenza e dalla mia apparente ingenuità o incoscienza che sia.

“Andrai a visitare un paese tuttavia del terzo mondo e non hai pensato di procurarti un’assicurazione sanitaria? E’ facile ammalarsi in quei posti.”

E’ facile ammalarsi anche in questi di posti. E’ forse più facile perchè inaspettato e silente. Perchè certe malattie ti rimangono nel corpo per anni prima di manifestarsi e le cure sono ancora spesso un tabù. Perchè la parola ‘psicologo’ fa ancora ridere, gli psicofarmaci sono considerati per i matti. E’ peggio ammalarsi nella nostra di cultura perchè quando succede ce ne vergogniamo, e ce ne vergogniamo perchè iniziano a considerarci dei diversi, degli instabili problematici. Dei disagiati.

Ho più paura di un crollo nervoso dovuto allo stress di un lavoro sfiancante che di un attacco di mal di pancia per aver assaggiato per la prima volta un cibo troppo speziato. Ho paura degli spazi chiusi anzichè di quelli aperti. Ho paura delle famiglie che si rinchiudono nei centri commerciali ogni weekend che di quelle che girano il mondo con un figlio di tre anni in braccio.

Ho paura dell’ansia che si genera quando senti di avere le cose fuori controllo che di svegliarti la mattina e non sapere ancora come vivrai la giornata.

Ho paura di chi mi dice che per essere una persona realizzata devo pensare a lavorare e portarmi a casa dei soldi, tanti, il più possibile, che di fare quello che realmente sono portata a fare. Ho paura di chi mi guarda male o peggio con pena quando dico che come lavoro vorrei scrivere, che di dire quello che penso. Ho paura di chi mi crede destinata al fallimento che del fallimento stesso.

Ho paura di ritrovarmi incollata a qualche talk show o quiz televisivo e farmi bombardare di stronzate arrivando a crederci, che farmi tatuare da un monaco buddhista dopo essermi lasciata guardare l’anima.

Ho paura di non riuscire più a commuovermi, a ridere, a ballare in casa da sola, a parlare con il mio gatto convinta che capisca quello che gli dico, lasciare che si accovacci vicino a me quando sto male. Ho paura di non lasciare più avvicinare le persone per la convinzione che alla fine mi tradiranno. Ho paura di non sentire più niente a furia di Grande Fratello e like su Instagram che guardare il paesaggio da un tempio e magari piangere di fronte al silenzio perchè mi sentirei finalmente libera dall’approvazione o dal suo contrario della gente solo da un loro sguardo. Se porti una maglietta accollata vai bene, se ti vesti scollata non vai bene. Se ti fai un piccolo tatuaggio sulla spalla vai bene, se ti tatui tutto il corpo non vai bene. Se rimani il più possibile acqua e sapone vai bene, se calchi troppo l’eyeliner hai qualcosa da nascondere. Se scopi con un uomo vai bene, anche se tradisci il tuo uomo va bene. Se però sei single e vai a letto con due uomini diversi non vai bene. Se lo fa un uomo va bene, se lo fa una donna non va bene. Se si trucca una donna va bene, se lo fa un uomo non va bene. Se un uomo viaggia da solo va bene, se lo fa una donna lo fa con la paura di essere aggredita, violentata, magari uccisa e allora non va bene.

Se ti tingi i capelli di rosso nessuno ti prenderà sul serio, se dai l’idea di una persona raffinata e di buon gusto e vai a consumare cocaina in un bagno però va bene perchè comunque dai l’idea di una persona per bene poi di quello che fai per mantenere quel personaggio non importa a nessuno.

Ho paura dell’apparenza non delle debolezze di chi ho davanti.

Ho paura della cattiveria delle persone, soprattutto quando è premeditata e innata non di morire che anche se sconvolgente è naturale nel senso che veniamo al mondo con la certezza che prima o poi, in un modo o in altro accadrà.

Sento il bisogno di staccarmi per un po’ da questo mondo sviluppato e spesso ingiusto per ricordare da dove infondo anche noi siamo venuti: la povertà. Vivere nella spensieratezza e nel silenzio, nell’anonimato e nella realtà.

Per la cura del corpo il più delle volte c’è una soluzione e una cura, a differenza della mente che finchè non sei tu a esserne consapevole e pronto difficilmente c’è guarigione.

Ed il mio corpo ora è in salute, la mia mente anche, ora, dopo averne viste e subite tante ed è proprio per questo che sento il bisogno di allontanarmi, per disintossicarmi. Per guardare il mondo da una diversa prospettiva, per vivere in una cultura che ancora pensa a prendersi cura del proprio corpo per star bene con sé stessi e non per piacere agli altri.

Un paese in via di sviluppo, che certamente si sta occidentalizzando, dove stanno spopolando gli smartphone e le belle macchine a discapito di una casa o anche solo nell’avere scarpe ai piedi.

Ed io ho voglia di credere che la semplicità esiste ancora in qualche parte del mondo prima che sia troppo tardi.

Devo solo andare in Thailandia,

tornerò viva, promesso. Spero più in pace.

Mi auguro diversa.

 

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