Quattro. Come le volte che ho amato.

zen.JPGCome le spose la settimana prima del loro matrimonio o gli studenti la sera prima degli esami. Come un uomo, impaziente e nervoso, che giocherella con la scatoletta di un anello per un possibile futuro, come una donna un’ora prima di un appuntamento. O come il cielo l’attimo prima della pioggia, gli ultimi raggi prima del buio, i bambini che si svegliano la mattina di Natale. Come la mezzanotte del giorno del tuo compleanno o il dito che scorre sul tuo nome fino alla colonna che ti dirà se sei rimandato oppure ammesso. Così mi sento io ora.

Non c’è una parola però ci sono le sensazioni. Tutti abbiamo provato quel momento prima di, quel giorno, quel periodo, quindi tutti capirete di cosa sto parlando, i più empatici lo sentiranno anche, semplicemente leggendo.

Non è facile rivalutare tutto, cambiare la propria posizione, le proprie idee ma a volte è liberatorio e risanante. E’ ancora meno facile quando sei troppo vicina agli -enta e aprendo Instagram vedi foto di ragazze della tua età sposate, mamme, mamme per due volte, sorridenti, felici (?!). Vedi i tuoi ex insieme alla stessa ragazza di quando ti hanno lasciata e ti domandi di nuovo che cosa tu abbia sbagliato: ero sbagliata? Ero troppo matura, troppo adulta, troppo seria? Troppo per loro? Sì, probabilmente sì. Perchè sono quasi vicino ai trenta ma mi sembra di averli da un decennio. Sono sempre stata più grande della mia età, ho dovuto affrontare problemi altrettanto più grandi; mentre i miei amici passano le notti ai party e le mattine in hangover, io mi chiedevo se sarei riuscita a pagare l’affitto a fine mese.

Le mie amiche a sedici anni avevano già relazioni durature, quella dei primi ‘ti amo’  che con il senno di poi ti chiedi se quello era amore o adolescenza. Io la prima forma di amore l’ho provata a diciotto anni, lui diceva di volermi e poi iniziò a frequntarsi con la mia compagna di banco. Quella a cui raccontavo tutto di noi e lei nel frattempo si faceva tutto di lui. Poi ho amato di nuovo, forse in maniera sbagliata ma di certo nel modo più autentico quindi reale. Quella volta sono stata ricambiata, anche se a scatti e a stenti; non riusciva a dirmelo ma glielo leggevo negli occhi. Tentò di confessarmelo quando ormai la delusione aveva preso il sopravvento su tutto il resto. Quando fu troppo tardi si può dire. Fui sostituita presto.

Amai di nuovo, fui amata di mia volta; e siamo a tre. E’ quell’amore dove dopo una settimana hai già scoperto le ferite più profonde dell’altra persona. Lui i miei attacchi d’ansia, io i suoi tormenti. E’ quell’amore dove inizi a immaginarti madre e moglie; dove non vieni salvata ma vieni fatta rinascere. Lui era un filosofo e io una scrittrice, non poteva funzionare. Lui pensava e io davo forma ai suoi pensieri. Ma a volte le persone non vogliono affrontare le proprie paure, è più facile lasciarsi tormentare, convivere con la rabbia che vivere serenamente. La prima è un’imposizione, la seconda una scelta. Era talmente arrabbiato che prese la decisione più ovvia anzichè quella più normale.

Amo ancora. Quattro. Mi piacciono i numeri pari. Come un figlio che smette di essere unico. Come le sedie intorno a un tavolo. Come i fornelli in cucina. Come le stagioni. Come io con i miei fratelli.

Ancora una volta amo; e a differenza delle altre non mi chiedo più: e se finisce? Ma: dove ci porterà tutto questo amore?

Personalmente, ora, mi ha portato a decidere di lasciare, finalmente, quello che non mi faceva bene. Era un vizio il mio, trattenere il cattivo, il dolore, perchè il male quando finisce fa bene, ma il bene quando cessa fa male. Quindi piuttosto rimanevo arrabbiata, triste, chiusa, rinchiusa anche. Ora meglio niente che piuttosto.

Ora amo in un modo che non mi salva, che non rinasco ma che mi fa essere me stessa. In un modo dove lui prima di me crede in quello che faccio e soprattutto in quello che dico. In quel modo dove al ristorante facciamo girare le persone intorno a noi perchè non la smettiamo di ridere. Quel modo che mi fa venir voglia di star sveglia tutta la notte e poi mi addormento per prima. Dove non vengono rinfacciate le parole, i gesti. Che non smetti mai di crescere e di stupirti nemmeno a trant’anni, o poco più. Dove non cambi per amore ma per te stesso.

E così mi ritrovo a voler lasciare quello che mi sono tenuta stretta in questo decennio con la consapevolezza che è un bene. Che toglierò semplicemente un cerotto su una ferita rimarginata, un dente che dondola ma che non fa male perchè il suo lavoro lo ha fatto. A riempire degli scatoloni, nomade ancora una volta ma per giusta causa. Per fare e ricevere del bene.

A svegliarmi al mattino con dei nuovi giochi di luce che filtrano dalle serrande. Un nuovo odore che darà diverso profumo alla mia pelle. Un letto matrimoniale su cui non potrò più mettermi per obliquio ma che, quando capiterà, lui farà finta di niente cercando di spostarmi pian piano nel sonno.

Ad essere a casa e aspettare qualcuno. A tornare ed essere aspettata da qualcuno.

Ad amare, ancora, in maniera sempre diversa la stessa persona.

Ad avere il coraggio di cambiare ed essere sempre la stessa persona.

 

 

 

 

La paura non è reale, l’unico posto in cui può esistere è nel nostro modo di pensare al futuro, è un prodotto della nostra immaginazione, che ci fa temere cose che non ci sono nel presente e che forse neanche mai ci saranno. Si tratta di una follia Kitai, cioè non mi fraintendere, il pericolo è molto reale ma, la paura è una scelta. (Dal film: After Earth)

 

 

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