Capitolo 1: Profumo di mandarino

Di te sto iniziando a dimenticare i lineamenti del volto. Ricordo perfettamente i tuoi occhi quando sorridevano, il neo che hai sotto l’orecchio destro, la tua espressione la prima volta che ci siamo incontrati. Ricordo bene la morbidezza dei tuoi fianchi che mi facevano pensare, ogni volta che ti guardavo vestirti di schiena mentre io ero ancora nel letto, ad uno Stradivari.

Posso ancora sentire le tue unghie, sempre ben curate, che affondavano nella mia pelle mentre facevamo l’amore; le tue scarpe con il tacco rompere il silenzio sul parquet di casa, il volume mai veramente basso del televisore, nelle notti insonni, quando poi finiva sempre che rimanevo sveglio insieme a te a guardare film cult trasmessi dai canali più improponibili, probabilmente per attirare un po’ d’attenzione, nonostante la mia sveglia alle sei dal lunedì al venerdì.

Ricordo persino il tuo modo di parlare, come ti inceppavi quando avevi troppe cose da dire; i tuoi capelli che venivano strappati dalla spazzola dopo la doccia, il profumo del tuo ragù fatto rigorosamente in casa.

Ricordo addirittura le tue vene sottili che si mostravano sui polsi e la cicatrice a forma di C sul ginocchio per quella caduta in motorino a sedici anni ma non riesco a capire come diavolo sia possibile che il tuo volto stia iniziando a perdersi nella mia memoria.

Mi sento così in colpa per essermene andato senza di te eppure non so ancora se sono io ad averti abbandonato o tu ad avermi lasciato andare.

skybar

Ma sono ottantaquattro giorni che non ti vedo e che non so più niente di te ed io, stupido, ho cancellato tutte le nostre foto dal telefono. Non voglio ricordare i nostri giorni felici.

Ora le uniche foto che ho in galleria sono quelle di tutti i posti in cui sono stato in questi ultimi tre mesi, in cui poi avrei dovuto essere con te ma se c’è una cosa che mi hai insegnato è che non è importante quanto si aspetta ma cosa fai durante l’attesa. Ora non sono nemmeno più sicuro di stare ancora aspettando qualcosa, tipo un tuo ritorno, o il mio. Anche i motivi del perché ho preso questa decisione iniziano a vacillare. Tutto per quel sogno in cui tu mi dicevi di partire. Da quella volta non ti ho più sognata.

Pensa le casualità: sono ottantaquattro giorni che sono in viaggio e mi ritrovo a pensare ai nostri setti anni insieme, che se ci pensi bene sono esattamente ottantaquattro mesi, tutto mentre sono all’ottantaquattresimo piano di un grattacielo alle otto e quaranta di un giovedì sera più o meno qualunque.

Di giovedì fu anche il nostro primo appuntamento. Ha tutto dell’incredibile, tanto da scommettere che nemmeno tu sapresti darmi una giustificazione questa volta.

Ma sai cosa ricordo meglio di tutto? Il profumo di mandarino sulle tue mani che segnavano l’inizio dell’inverno. L’ultima volta invece odoravano di sapone neutro e terapie andate a male anche se era dicembre ed io prima di andarmene ti ho lasciato un mandarino nella mano sinistra, perché ti avranno tolto la fede ma non la tua persona.

E poi non si sa mai che ti svegli e ti accorgi che è iniziato l’inverno senza di te.

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