Ed è vero che nessun male viene per nuocere.

IMG_1120[908].jpgVi auguro il bene, ovvio. Vi auguro il buono, il meglio, il bello. Vi auguro di arrivare a quel punto della vita dove vi sentirete completi e probabilmente sarà quando la smetterete di ostentare a tutti i costi la giovinezza, che adulto non è sinonimo di vecchio ma di consapevole. Consapevolezza è una delle parole più violentate dalle persone: “Ne sono consapevole”; quante volte lo abbiamo sentito dire, quante volte ce ne siamo convinti prima di uno sbaglio quando invece non è vero, non lo siamo. Certe cose si fanno ma non si dicono, come in una religione. Come quando preghiamo di nascosto tra i nostri pensieri, quando ci auguriamo che qualcosa vada per il meglio ma non vogliamo dirlo troppo forte che poi magari non si avvera; come quando amiamo qualcuno senza il bisogno di confermarglielo ogni giorno; come quando facciamo del bene solo per il gusto di farlo e non di riceverlo, poi, per puro egoismo.

Per questo vi auguro, ancora prima di tutto il resto, di tutto questo, il dolore. Di piangere, di quello che proprio non ce la fai a smettere. Vi auguro di subire un tradimento di qualsiasi entità, di smettere di mangiare per qualche giorno, di passare notti insonni.

Vi auguro di sentirvi dire: “non ti amo più” o “non ti ho mai amato” o perché no “non ti amo abbastanza, come meriti”. Vi auguro che qualcuno scelga per voi, che non si lasci convincere dalle vostre parole di ripensamento, che non si lasci andare dalle vostre lacrime. Vi auguro l’indifferenza di chi non sa fare di meglio, l’amarezza delle promesse quando non vengono mantenute, la confusione dei più deboli.

Vi auguro il lutto di una persona a cui volevate bene, il ritorno di certi amori quando ormai tutto è cambiato, la delusione di chi chiamavate amico. Vi auguro il fallimento, l’essere scavalcati dai raccomandati, dai leccaculo. Vi auguro la fustrazione, la solitudine, la disperazione.

E mi auguro vi succeda tutto una volta soltanto perché se così non fosse siete voi i recidivi. Se così non fosse dovrete essere più testardi; ed è quello il momento di diventare consapevoli.

E’ così che si arriva a certe cose, accettando ciò che ci ferisce e poi decidere se affrontare tutto allo stesso modo o con il suo contrario. L’istinto è sempre quello della vendetta ma è l’attesa che ha il sapore migliore. E in quell’indugio non puoi far altro che riflettere e di conseguenza reagire.

Ed io… io non sono cattiva, io non infliggo il male alle persone però parlo di chi, male, lo ha ricevuto. Ma se non avessi avuto subìto l’infamia da quelli che credevo amici, i tradimenti da quelli che credevo amori, la delusione di chi credevo colleghi.

Se non avessi visto i miei genitori litigare e poi lasciarsi, mamma nascondere le lacrime e papà il pentimento, i miei fratelli fare sbagli per poi soffrirne; se non avessi mai visto nessun amico piangere, nessun parente morire; se non avessi visto persone scavalcarmi per il gusto di farlo, se non avessi visto chi credevo amore mano nella mano con un’altra pochi giorni dopo avermi lasciata; se non avessi rinunciato al divertimento, a certe relazioni, ai weekend in compagnia.

Se non avessi, di certo ora non saprei.

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Non saprei che l’invidia è l’arma usata dagli stupidi. Che chi tradisce è per colmare un vuoto che non riempirà mai con nessun’altra persona, che la delusione è un sentimento che crea inferiorità a chi la procura.

Che i genitori con ogni loro gesto segnano per sempre la vita dei figli e che quest’ ultimi se avranno capito davvero il loro insegnamento impareranno a non ripetere gli stessi sbagli. Che l’amicizia tra fratelli ti salverà sempre, anche quando ricadrai per l’ennesima volta nello stesso errore.

Che forse non sarò mai nessuno ma nemmeno una leccaculo.

Che un amico quando piange non vuole per forza essere consolato perché consolazione è già la tua presenza. Non saprei che gli ex sono tutti dei coglioni. Che chi ti ha lasciato ha il diritto di ritornare come tu ad avere la soddisfazione di andartene sicura che è lui il tipo di persona che non vuoi più.

Che la morte non è un corpo che cessa di vivere ma un pensiero che smette di essere ricordato. Che certe persone non smetteranno mai di farti star bene.

Che c’è un momento della vita dove il lavoro viene prima di tutto e quindi fanculo all’alcool, alle canne, alle tre di notte in giro in macchina senza meta. E poi ce n’è un altro dove invece fanculo al lavoro.

Se io non avessi, di certo ora non sarei.

E non è poco.

Non è poco.

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