Di nessuno deve pur essere.

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Bisognerebbe credere al mal di pancia, quello prima di un esame, di un primo appuntamento. Alle scelte prese d’istinto, alla prima impressione.

Dovremmo osservare i bambini mentre giocano per capire se gli stiamo dando il buon esempio, chi vorranno essere da grandi; guardare le nuvole quando c’è vento che qualcosa vorranno pur dirci, lasciarci trasportare come foglie nel fiume perché da qualche parte arriveremo, che anche quando son cascate si finisce in acque nuove.

Dovremmo poi rimanere in silenzio, pretenderlo; diventare dei solitari, imparare a bastarci. Questa continua ricerca di qualcosa, di qualcuno; questa credenza che solo con un’altra persona accanto ci sentiremo completi, compresi, non ci fa bene, ci fa disperdere.

Sono le tradizioni che hanno sbagliato, le stesse che ci hanno cresciuto: devi studiare, avere un buon lavoro, sposarti, avere dei figli. E quando ci ritroviamo intorno ai trent’anni senza avere rispettato questa sequenza ci sentiamo un po’ indietro, un po’ frustrati, un po’ meno. Dovremmo imparare dalle stagioni dato che persino loro hanno iniziato a fare un po’ come gli pare.

Sono le Barbie che hanno sbagliato, senza il loro Ken erano lacrime; dei maschi che non piangono mai, delle bambine che giocano a fare le mamme e i bambini a fare la lotta.

Sono le scuole che oltre la matematica, la storia e la filosofia insegnano ancora e solo l’aritmetica, la geografia e il diritto. E l’empatia? La chimica che va oltre la materia e che coinvolge le persone? La religione che non deve essere sempre intesa come credenza verso un dio ma anche verso un io; impartire la fede in sé stessi, a non sentirsi onnipotenti ma comunque coscienti.

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Hanno sbagliato i genitori separati duri a capire che distanza non è un male ma lo è solo quella verso i figli; quando la guerra sui soldi diventa l’unico dovere. E quindi hanno sbagliato quei finti orfani che oltre ad imparare la forza, la determinazione e la tenacia hanno anche acquisito non sapere chiedere aiuto ovvero quell’azione che più si avvicina all’essere umano, e questo solo perché loro si sentiranno sempre di troppo, una cifra a due zeri.

Sbaglia anche il tempo che ci regala due giorni di sole e poi torna freddo e noi qui sempre a cercare di capirlo.

E’ colpa del karma che quando cazzo gira?

E’ colpa nostra, della ricerca di autostima a notifiche di like, degli influencer che non si capisce mai di che cosa ci vogliano convincere, degli smartphone grandi come cabine telefoniche, dei Carrefour aperti h24 perchè dall’America copiamo sempre e solo il peggio.

C’è di sbagliato che non sappiamo nemmeno prenderci le nostre responsabilità. E’ che non ce lo hanno insegnato. Non è colpa nostra.

 

 

 

Un commento Aggiungi il tuo

  1. amourisamore ha detto:

    Mi piace molto il tuo articolo. Hai dato molte risposte ai quesiti esistenziali dei trentenni e di chi si trova metà degli enta.
    La colpa è nostra, quanto meno della programmazione indotta dalle tradizioni, dalla società. Saper discernere è operazione necessaria nell’essere umano che vuole trovare una sua identità o che quanto meno si identifica in qualcosa.
    Tutte le asperità delle tradizioni ci hanno condotto ad essere questo e il successo è solo di coloro che meglio si adattano ad esse. Motivo di paragone e di ammirazione da parte di coloro che hanno inseguito questa pratica ereditaria ed ereditata. Peggiore è il senso di non appartenenza, di estraneità a tutto questo, per chi nel bene e nel male è riuscito a svegliarsi da questo “matrix”. Di chi fuori dal coro del luogo comune e dell’uomo e donna comune, dice la sua, evidenzia le discrepanze, e le vive allontanando tutto ciò dalla propria esistenza.
    L’empatia, quella degli svegli, l’hanno imparata e approfondita come materia opzionale, come parte fondante dello sviluppo umano. Quello che gli “addormentati” vivono con distanza e freddezza perché “non gli appartiene”.
    L’educazione all’Amore, perché esso è solo un sentimento ed è diverso per ognuno. Ma i bambini sono spugne e se gli esempi di amore che hanno in famiglia sono diversi dai concetti reali, come potranno mai imparare riconoscerlo?!
    Insegnare a sapersi prendere cura di se, a coccolarsi, perché è più facile pensare al matrimonio come una seconda madre o un secondo padre che ti protegge, ma per coloro che identificano quelle catene fatte di doveri, chi lo coccolerà quando tutto andrà allo sfascio?
    Noi stessi, perché quando nasci e quando muori sarai sempre solo ma in compagnia di te stesso/a. Perché non imparare ad amarsi, ad apprezzarsi. Nessuno lo farà, e a nessuno importerà di te se non te stesso/a.

    Divagazioni a parte, hai tirato fuori dal tubetto del dentifricio stropicciato (la società odierna) il meglio. Un discorso che andrebbe approfondito, che andrebbe assimilato.
    Quindi, grazie per averlo tirato fuori, perché credevo di essere da solo a pensarla così!

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