I’ll be traveling for a while.

Bangkok è fatiscenze, caratterizzata da case semi distrutte dove nonostante tutto la gente continua ad abitare. Sopra l’incessante traffico dominano un’infinità di cavi ingarbugliati tra di loro tanto che mi viene spontaneo pensare a come risolverebbe un problema legato all’elettricità. Un ragazzo in infradito, insieme ad un vecchio con in bocca una sigaretta, si destreggia su un ponteggio visibilmente instabile ma a nessuno oltre a me sembra preoccupare.

L’aria è satura di smog tant’è che persino il cielo sembra averne i polmoni pieni. Sono continuamente pervaso da un mix di odori contrastanti tra loro: incensi di ogni tipo, olio per friggere riutilizzato più e più volte, spezie a cui non saprei dare un nome, carne essiccata che fa da lampadari ai soffitti, pesce spacciato per fresco su bancarelle poste in mezzo a marciapiedi popolati da persone, topi e cani randagi. Eppure, la gente sorride.

Non c’è persona che incrociando il mio sguardo non mi abbia fatto un cenno di saluto con il capo, anche gli animali per quanto selvatici sembrano bisognosi di affetto, qualcuno che si prenda un po’ cura di loro.

bangkok

 

Chiedo gentilmente di abbassare l’aria condizionata ma l’uomo sembra non capirmi:

“Conditioned air!” continuo a ripetere indicando il tasto poco più in là della sua mano “Lower, please! A little low, I’m freezing… BRR” gesticolo finché riesce a capirmi certo grazie alla mia onomatopea.

“Where are you from, man?” mi chiede poi con un inglese più scarso del mio.

“Oh, I’m italian. I live in Milan”

“Milano? Wow!”

“You’ve been there?” ma non mi capisce e non so come altro chiederglielo. Punto tutto sul classico “What’s your name?”

“Somchai, man of worth in Thai” sembra una risposta studiata a memoria.

Mi sfugge il significato di worth, così tiro fuori il telefono per provare a fare una ricerca su google e provo immediatamente sconsolazione nel ricordarmi di non essermi ancora munito di sim locale nonostante in aeroporto me ne abbiano propinate di ogni marca.

“Worth?”

“Worth, yeah… mmmh quality”

“Oooh fine! Your name means ‘man of quality, woth. Good!’” e capisco che Somchai è di certo meno arrendevole di me nel farsi capire.

“And you, boy?”

“My name? Pietro”

“P i e t r o” prova a ripetere “Why?”

Vorrei dirgli che in Italia non per tutti è tradizione dare un nome per il significato che porta ma più per gusto personale quindi dico semplicemente quello che so sull’etimologia del mio nome:

“Pietro means stone, rock”

“Rock? Rock and roll?”

Scoppio a ridere e annuisco con la testa “Rock and roll, right!”

“Are you a strong man, Pietro? Like a stone?”

Abbozzo un sorriso e lui fa altrettanto, come se dal mio sguardo avesse capito il mio cambio di umore e lui cercasse di consolarmi.

“I don’t know Somchai. I hope so. I came here to found out. I’ll be traveling for a while.”

 

 

To be continued.

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