incorrect ma neanche troppo

Non mi piacciono i bambini.

Che brutto modo per iniziare un articolo, ma sono due ore circa che fisso la pagina bianca non sapendo come dire quella frase che attira spesso sguardi tediosi, come se fossi una persona insensibile; detto da una donna poi, snaturata.

Okay, magari lo ripeto con più tatto e rispetto: non sono una grande amante dei bambini.

Alcuni per questa frase hanno voluto fare un viaggio introspettivo nella mia infanzia, certi che questo distacco sia dovuto a qualche pseudo dramma della mia vita. Il che può essere vero però non c’è bisogno di psicoanalisi, l’ho fatta per anni quindi ne ho rivangate di cose morte ma non sepolte. Sono sempre stata una bambina indipendente, punto. Il termine che più mi affibiavano da piccola era: donnina. Volevo sempre fare tutto da sola, mi piaceva pulire casa, sistemavo sempre i giochi che utilizzavo senza che qualcuno me lo dicesse, mi intestardivo quando volevo o ero convinta di una cosa, punto. Forse il dramma, il cavillo risiede proprio in quella parola che sentendola fin da bambina, “donnina”, mi ha convinto prima nell’esserlo e poi nel farlo e questo mi ha fatto sentire meno piccola di tutti i miei amici. E’ un mio difetto tuttora, quello di sentirmi un po’ più, ma anche un po’ meno. Un po’ più avanti dei miei coetanei, un po’ meno bella di altre ragazze della mia età; un po’ più determinata ma un po’ meno fortunata. Un po’ più intuitiva, un po’ meno agiata.

Ho sei nipoti, dai tre ai dodici anni. Il primo è il mio preferito perché si fa i ca**i suoi fin da piccolo; scusate, è un difetto d’infanzia il mio. L’ultima potrebbe assomigliarmi tanto da piccola quando da grande quindi acquista punti senza grandi sforzi. Sono la zia che nessun fratello vorrebbe avere. Shit!

Chissà a quante antipatie sono arriva sino a qui, che non ho nemmeno ancora detto quello per cui ho iniziato a scrivere. Ma perché non ho il dono della sintesi? Dovrei essere un po’ più concisa e un po’ meno prolissa.

Comunque sta di fatto che quando mi si lascia da sola con uno o più bambini dai cinque anni in giù io mi do tempo 3 minuti di tolleranza e poi bravi andate avanti da soli che siete grandi abbastanza. Punto.

Non sono nemmeno una di quelle che parla ai neonati con la vicina tutta così con la bocchina chiusa, a modi culo di gallina. Si può scrivere culo o è ancora politically incorrect? Io ho sentito genitori che lo dicevano in presenza dei propri figli quindi è lecito e sono esente da colpe. Culo, culo, culo!

Okay basta, dicevo. Non parlo con la voce ristretta, sono bambini mica scemi.

Sarò una di quelle madri che parlerà con la vocina ai propri figli e che farà vedere foto e video a chiunque ma assicurandosi di aver messo una bella emoticon a forma di cuore sul proprio volto per proteggere la sua privacy me lo sento finisce sempre così. Cit. Karma.

Però ho parlato di essere madre, e quindi ecco l’inganno, il controsenso.

Eh!

E’ qui che volevo arrivare. All’essere genitori oppure al non esserlo.

Sulla differenza delle gravidanze indesiderate con quelle volute e non tanto per il cambiamento che influirà su tutta la nostra vita ma su quella dei nostri figli.

Volevo parlare di cosa significa, per me, scegliere di avere un figlio, di essere madre o padre e invece capitarci.

Di come io sceglierei il momento adatto, per me, per il mio compagno, per la nostra situazione economica, relazionale, personale per dire: è questo il momento. Ma come sono anche consapevole che a volte si può non decidere e questo non significa che saremo cattivi genitori così come non significa che siamo dei buoni genitori quando abbiamo deciso di diventarlo.

bimba

 

Insomma io volevo solo parlare di bambini, di figli. Di come la mia incapacità di ben sopportarli non precluda il non averli. Di aborto. Di come una donna (e un uomo) che decidono di non tenerlo non siano cattive persone ma semplicemente hanno pensano a lungo termine per e nelle loro vite, questo non li rende egoisti; sbadati forse, incoscenti sotto certi aspetti ma umani che hanno rispettato una loro momentanea incapacità a cui non volevano dare prolungamento

Così come il scegliere, seppur inaspettato, di tenerlo può migliorarli come persone prima e come madre e padre poi. O viceversa.

Insomma sono tante le cose che vorrei dire a riguardo. Di cui ho un opinione, un’idea forse tutta mia ma per lo meno pensata. Sigmund Freud diceva che sono necessari uomini che abbiano il coraggio di pensare nuove cose prima di poterle provare; e per quanto posso risultare spesso scomoda io non mi prendo alla leggera soprattutto se si tratta di un altro essere umano.

E la dirò, ma non ora. Ci vuole delicatezza con certe cose, esattamente come per dare al mondo una nuova vita.

Vorrei dire la mia e sentire raccontare la vostra.

 

E comunque in quei tre minuti che i bambini rimangono soli con me si divertono moltissimo.

A presto. (Spero)

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