Dare un nome alle cose

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Sono quasi sicura sia questo il nome che voglio dare al mio qualcosa che ancora, di nuovo, faccio fatica a definire libro ed è sempre per questo che lo rendo pubblico, perché altrimenti la mia continua ricerca della perfezione mi porterebbe a cambiarlo senza sosta fino a tornare da dove ero partita, come sempre. Perché non è vero che la prima impressione è sempre quella sbagliata, a volte è quella rivelatoria.

Ovunque proteggi è anche il titolo di una canzone che mi ha fatto scoprire una sera un’amica. Ricordo il silenzio che mantenemmo mentre la musica faceva la sua esibizione, ognuna di noi persa probabilmente nei suoi pensieri. Forse il silenzio era più una forma di rispetto l’una verso l’altra. Ovunque proteggi è una poesia. Ma non fu lì che mi venne l’ispirazione.

E il titolo possiamo intenderlo nel modo più adatto a noi, come tutto del resto. Le cose le interpretiamo sempre a nostra immagine e somiglianza, come giusto che sia, altrimenti non esisterebbero i vari punti di vista e quindi nemmeno questo libro.

Ovunque tu sia proteggimi, può essere un’alternativa; dedicata ad un essere di cui non conosciamo forma ma percepiamo l’entità. Oppure rivolgendoci ad una persona che non c’è più ma siamo certi che in qualunque posto sia ci guardi le spalle. O riferito ad un genitore che, credente o meno, prega perché non ci succeda mai nulla, che tira un sospiro di sollievo quando sente rincasarci a notte fonda o sorride di fronte ad un nostro anche più insensato messaggio.

Ovunque proteggi è il titolo di una storia in gran parte da scrivere, sono poco più di cinquanta pagine, di ventiseimila parole, qualche ora di notte insonne, di giornate a fare ricerche, documentarmi, capire o a far nulla lasciando che i personaggi si muovano nella mia testa a cui poi cerco di dare maggiore spazio raccontandoli su fogli pian piano sempre meno bianchi.

Ovunque proteggi è il desiderio e forse un po’ anche la certezza di Pietro di essere nel posto giusto nonostante sia continuamente in luoghi diversi.  Ed è qui la vocazione.

Pietro che ha trentaquattro anni, dei dolori nel suo passato, come tanti, e ha amato sinceramente, come non sempre, non tutti riusciamo a fare. Ha fatto sbagli a cui poi ha rimediato, si è quello che definiremmo “sistemato”. Ha una moglie ma non dei figli, non ancora. Ma l’età non fa una certezza, il cambiamento può arrivare in qualsiasi momento, soprattutto in quello che meno ci aspettiamo. Lui così razionale, abitudinario, impaurito si ritrova ad affrontare un viaggio che lo spinge sempre più in là, oltre al suo inimmaginabile e si scopre continuamente diverso, cambiato; mettendo in dubbio quello che era stato fino a poco prima e quindi anche le persone che lo circondavano. Non voleva partire e ora sembra non voglia più fare ritorno. Era partito per amore verso qualcun altro e adesso continua per amor proprio tanto da ribaltare interi progetti. Ma ha paura di non essere all’altezza, di essersi lasciato prendere ingenuamente dalle emozioni e così continuando di finire alla deriva. Ci sono giorni che si sente più vivo che mai e altri solo una diversamente copia di ciò che non è.

Giorni in cui si sente al sicuro e altri dove cerca solo conforto. Protezione.

Che ovunque io sia, proteggimi. Chiunque io sia.

Ovunque proteggimi.

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