#carpediem

Pensavo ai miei momenti più belli, ai posti più significativi nella quale sono stata e mi sono resa conto che della maggior parte non ho una fotografia, non quante ne vorrei, non quante ne ho effettivamente impresse nella memoria. Tutto quello che mi serve l’ho condiviso nei miei ricordi, taggando luoghi e persone con cui avrò modo di riviverli trovando ogni volta un dettaglio che mi era scappato la volta prima. Senza il bisogno di scorrere la galleria di un telefono comunque precario a dimostrazione che non possiamo fare affidamento su ciò che è fuori il nostro controllo. Quel telefono un giorno smetterà di funzionare, di scattare belle immagini, sarà fuori moda o non ci piacerà più e lo andremo a sostituire quasi dimenticando il valore che contiene. Lo riprenderemo in mano un giorno, forse, ed esclameremo: “Queste non me le ricordavo!”. Eh no, che non ce le ricordavamo. Che ci’ frega, abbiamo un telefono nuovo adesso, con più memoria che va a sostituire la nostra; un peso in meno.

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Gli occhi rimarranno sempre il nostro migliore obbiettivo, nel bene e nel male, che troppo spesso copriamo con uno schermo a dieci pollici credendo che ciò che sta lì dentro sia più reale di ciò che abbiamo davanti, o comunque più ammaliante, di certo divertente. Non sono i telefoni il problema, siamo noi, come sempre; che dobbiamo continuamente strafare, abusare con tutto quello che ci permette di evadere e non con tutto quello che ci pone uno spunto di riflessione.

Stiamo diventando noi stessi quei cyborg che abbiamo sempre visto nei film di fantascienza, non hanno nemmeno avuto bisogno di inventarci, costruirci, programmarci; siamo belli che fatti, mettendoci al mondo gli uni con gli altri, pronti all’uso, alla distruzione di massa. Diamo la colpa ai politici, al governo quando siamo noi a volere a tutti i costi qualcuno che ci addestri come cani da riporto. Ogni tanto sentiamo il bisogno di uscire dal recinto e allora scendiamo in piazza a manifestare già consapevoli che tanto, non cambierà comunque un cazzo; e non perché non siamo abbastanza bravi, abbastanza uniti, abbastanza forti, ma perché non ci crediamo abbastanza, presi nell’inventare un prossimo hashtag che ci bombardi i post per qualche manciata di giorni.

Sorrido pensando se sotto la ‘Giocanda’ Leonardo avesse scritto:

#Gioconda #MonaLisa #donna #voltodidonna #sorriso #tristezza;

o Manzoni che nei Promessi Sposi metteva il cancelletto prima di ogni parola chiave: #Renzo #Lucia #Lombardia #questomatrimoniononsadafare.

#FridaKalho #monociglio. #Gliocchisonolospecchiodellanima.

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Invece loro non hanno creato nessun tipo di assillo, hanno semplicemente fatto ciò per cui si sentivano portati e l’hanno lasciato al popolo per farne poi ciò che volevano. A libera interpretazione. Ricordarlo oppure dimenticarlo.

A confronto che cosa abbiamo noi oggi? Salvini che parla tramite fogli A4, Renzi che ci tiene buoni con gli ottanta euro in busta paga, Grillo che lo ricorderò come quello che urlava sempre. Tutto sembra fatto apposta per distrarci e non farci ragionare. Se non siamo noi ad informarci non lo farà di certo il telegiornale che si preoccupa di dove la gente andrà al mare quest’anno e che regali hanno ricevuto i bambini da Santa Lucia.

Da sempre, dall’Impero Romano, dai Greci e gli Egizi esistono imperatori e senatori che volevano governare sulle menti; l’anarchia è sempre stata un’utopia e forse è bene che sia così se questa è la strada sulla quale siamo finiti ma quegli imperatori andavano in guerra con i propri soldati, tralasciando il concetto giusto o sbagliato di guerra; stavano davanti al proprio popolo, li guidavano, nella vita e nella morte. Cercava di creare un’unione e quello era il potere, la forza, la vittoria. La guerra era corpo a corpo e non tra haters dietro profili fake.

È la generazione lo so, l’evoluzione e nonostante io rimpianga certi periodi in cui non ho mai vissuto appoggio il progresso ma non i suoi modi.

Ogni volta però, in quei film, arriva un punto dove i robot si ribellano, prendono il controllo per volere dimostrare che chi li ha creati non si è reso conto del potere a cui ha dato vita, credendo di poterlo gestire, in quella smania di possessione perderà il comando; perché ciò che mettiamo al mondo, ciò che portiamo fuori dal nostro corpo (un pensiero, un’idea, un segreto, un figlio) prenderà una sua direzione su cui noi, lentamente, non avremo più influenza, non quanta ne vorremmo. E questo succede con tutto, con la politica, con la tecnologia, con l’arte, con i sentimenti, con chi amiamo. Creiamo e poi lasciamo andare, amiamo e poi possiamo solo sperare che quel sentimento arrivi intanto, proprio nel modo in cui lo abbiamo provato.

Abbiamo influenza sui nostri pensieri ma dal momento in cui gli diamo una forma perdiamo il diritto che avevamo su di loro. Non sono più nostri ma di tutti, o di uno solo. Ma non nostri, non completamente.

E quindi anche una persona che conosciamo, che ci è amica per un momento e poi se ne va. Oppure, eppure rimane per tutta la vita.

Un tramonto che ci sorprende e a cui cerchiamo di dare l’angolazione migliore per il nostro scatto rendendoci conto solo dopo di non averlo goduto abbastanza, come avremmo dovuto.

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La persona che ci ama e a cui crediamo, anche se non sapremo mai se lo è tanto quanto lo siamo noi. Anche se non sapremo mai se sarà per tutta la vita come tacitamente ci auguriamo.

Quei momenti, quelle persone, quelle emozioni sono lì per noi e dovremmo coglierle e poi godercele e forse, e forse solo dopo, se avanza un po’ di tempo, se ce ne ricordiamo, se ne abbiamo davvero voglia fotografarlo. Per noi, non per gli altri.

Perché per quanto le fotografie siano utili per raccontarci in un futuro non saranno mai abbastanza.

Perché io ai racconti dei miei nonni, dei miei genitori, dei miei zii credo anche se non ho visto like sotto le loro fotografie mai scattate.

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