Perché scrivo? E quindi, perché vivo?

Ci sono cose che comunque andranno non smetteranno mai di essere.

Ci sono persone che ovunque andranno non smetteranno mai di mancarci.

Non è vero che con il tempo passerà, che guarirai. Sempre presi con questa storia del ‘tutto passa’ quando certe persone non vogliono guarire, vogliono solo sentire. Non è farsi del male, è essere sensibili. E il difetto delle persone sensibili è che sentono il doppio di quelle normali; eppure gli piace.

Ma è vero che il tempo aiuta. Aiuta a capire che se pensi ancora a qualcosa, a qualcuno, ancora dopo tanto tempo significa che hai ricevuto del bene. E del bene non ti dimentichi più.

A volte qualcuno mi domanda se quello che scrivo è successo davvero o è tutta finzione. Sorrido ma non posso rispondere È come chiedermi se mentre scopo ansimo o me ne sto zitta. Certe cose sono un segreto tra pochi.

Posso però dire che mentre scrivo penso a tutto. Tutto quello che è successo a me e poi a tutto quello che è successo agli altri e cerco di ridargli vita, con onore, con rispetto. Di trovare il buono anche mentre arranchi in mezzo al fango.

Non scrivo per piacere a tutti ma per arrivare agli altri; a chi leggendomi pensa “è proprio questo che volevo dire” ed io ho trovato quelle parole. O forse solo il coraggio.

Il mio mestiere non è diverso da quello di un cuoco che prende ingredienti diversi, dai sapori opposti e ne crea un gusto quasi unico. Non è diverso da quello di un barman che fa lo stesso con i suoi cocktail, di un insegnante con il suo sapere, di una donna e un uomo con il proprio figlio. Cerchiamo sempre di dare il meglio in quello che facciamo, di stupire, meravigliare, sentirci appagati, soddisfatti, al limite dell’onnipotenza. Abbiamo necessità di sentirci importanti.

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Ognuno di noi vuole raggiungere e creare il piacere a proprio modo, con le capacità che ha e quella degli scrittori, forse, è quello di arrivare al cuore delle persone. Farlo smettere di battere e iniziare a farlo tremare. Il tremore in passato era considerato un sintomo di amore e l’amore una malattia, se eri innamorato eri un folle. Chissà se l’obiettivo dell’amore è quello di non voler essere dimenticato. Come contraddirlo infondo?

Stiamo tutti così alla larga da coloro che consideriamo pazzi, da quelli che parlano da soli, quasi a sproposito. Da quelli che ti urlano la verità in faccia, che sembrano dire cose senza senso. Abbiamo paura di chi ha la spavalderia di guardarci negli occhi. Di dire quello che pensa.

L’arte, in ogni sua forma, serve a questo: a non dire ma a fare percepire. A far emergere senza sentirsi dei disadattati perché ognuno la percepisce a proprio modo e nessuno vuole sentirsi alienato.

Infondo l’indifferenza dei folli arriva proprio dalla certezza di essere ascoltati.

Siamo sempre così attratti da chi ci fa paura.

2 pensieri su “Perché scrivo? E quindi, perché vivo?

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