La peggio gioventù

Pensate mai alla vita prima della vostra?

Mi spiego meglio; vi siete mai chiesti come vivevano i vostri genitori prima di voi? I vostri nonni, le altre generazioni.

Io ho un debole per tutte quelle cose che ci sono state prima di me; provo anche nostalgia per epoche che non ho mai vissuto. Avrei voluto partecipare all’evento di Woodstock nel ’69, ad esempio. Assaporare gli anni Venti, ma anche perdermi tra le strade nel Medioevo per quanto superstizioso, ignorante sotto certi aspetti, sporco crediamo sia stato. Avrei voluto prendere parte alle rivoluzioni fatte dai poeti, almeno loro sapevano quello che volevano. Mi sarebbe piaciuto indossare quegli enormi vestiti pesanti e ingombranti del Settecento che però mi davano quel senso di grazia e di rispetto, ovvero quelle qualità che non vedo nell’abbigliamento di oggi, sui più giovani soprattutto.

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Mi appassiono alle storie dei nonni quando si lasciano andare ai ricordi e guardandoli negli occhi vedi quel luccichio di chi è consapevole degli anni che gli mancano ma soprattutto di quelli che hanno vissuto.

Provo della gelosia nella loro occasione di avere visto il cambiamento lento ma radicale nelle persone e nei luoghi in cui sono nati. Mi incanto nel guardare vecchie fotografie del mio paese e spesso ho difficoltà a credere che dove io oggi vedo una piazza prima passava un fiume. Dove oggi ci sono un susseguirsi di abitazioni, sessant’anni fa mio zio arava dei campi, mio nonno giocava con gli amici. Mia madre ricorda i carri trainati dagli animali dove io adesso vedo solo strade.

Cemento e asfalto ovunque.

Mia nonna avrà pianto per amore come ho fatto io? Penso anche a questo. Mio padre sarà uscito con diverse ragazze prima di mia madre?

Quali erano i loro pensieri? Avevano gli stessi problemi, gli stessi dubbi, le stesse preoccupazioni che abbiamo noi oggi? Come disinfettavano le ferite di autostima che noi curiamo con i like? Come si prendevano cura del proprio corpo quando non avevano applicazioni e filtri a correggerli? Come condividevano le fotografie prima dei social network?

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È vero che si stava meglio quando si stava peggio?

Abbiamo continuamente bisogno di novità, ci annoiamo facilmente perché non siamo più abituati a fantasticare, a immaginare, a costruire. Nemmeno ad aspettare. Non siamo più allenati alla pazienza, alla concentrazione. Ho letto che i disturbi mentali sono in aumento, soprattutto quelle di tipo depressivo e ansioso. Questo perché non siamo mai dove vorremmo essere e peggio, non parliamo più. Chattiamo e basta.

Oggi lasciamo che siano i nostri genitori a farci valere. Quando prendiamo un brutto voto a scuola non ne discutiamo più con il professore, non riflettiamo più su cosa siamo stati carenti. Se una volta avevi paura a tornare a casa e a confessare la tua insufficienza, oggi il problema è diventato l’insegnate.

Non faccio altro che leggere frasi ironiche sulle condizioni economiche precarie di tutti ma tutti abbiamo l’ultimo modello di telefono, tutti andiamo in vacanza in estate, tutti postiamo foto con aperitivi in mano il venerdì sera. Siamo incoerenti e incontentabili. La povertà è diventata una condizione tutto sommato… agevole.

C’è stato un periodo in cui i miei genitori si preoccupavano di come sarebbero arrivati a fine mese con quattro figli da sfamare e educare e si sono messi a fare i lavori più denigranti o comunque che non davano alcun tipo di gratificazione. Oggi invece, ci lamentiamo solo perché va di moda, perché fa ridere, perché aumenta le visualizzazioni nelle storie di Instagram. Lo fanno anche gli influencer.

Visualizzazioni. Storie. Instagram. Influencer. Parole che se ripetessi insieme o separate a mia nonna mi direbbe: “Ma cchi sta ricennu?”. È il progresso nonna. Le direi. Guarda dove siamo finiti. Guarda quali sono i nostri pensieri.

Sono collassati tutti i valori, il che non è necessariamente un’inconveniente purché ne nascano altri. (Umberto Galimberti, cit.). Il problema è che non ne nascono altri perché siamo sempre più concentrati sui nostri egoismi, sui nostri interessi. Sulle cazzate. Sul fare tutti la stessa cosa.

E quindi così facendo dov’è il progresso? Chi lo fa?

 

headphones-man-music-374777Fare qualcosa di diverso ci espone a delle critiche, a dei rischi dunque a differenziarci invece vogliamo fare parte tutti della stessa massa; che oggi è il selfie con il filtro che ci invecchia e domani ci sarà un tramonto bellissimo e tutti lo fotograferemo e lo posteremo e lo condivideremo e checcazzo perché i ragazzini non suonano più i citofoni e poi scappano? Perché vanno in giro per strada con la musica a tutto volume, magari pure in casse bluetooth per propinarmi la loro musica di merda? Scusate. Dovevo dirlo. È che ogni giorno mi passano fuori dalla finestra e vorrei dirgli: ma fosse bella? Ma poi ‘sti cazzi, ma le cuffie con il filo davvero le ho ancora solo io?

Non riusciamo a vivere più di poesia. Di incanto, di sorprese, di musica, di meraviglia, di amicizia, di amore.

Cosa è importante per le nuove generazioni? Veramente è postare una foto allo specchio nei camerini di Zara, con un vestito che nemmeno possono permettersi? Ma non per i soldi ma perché quell’abito non può e non dovrebbe esaltare un corpo che ancora si sta formando.

Sono sempre meno le coppie di ragazzini che si amano o che credono di farlo, nascosti su una panchina al parco. Sempre meno le persone che si guardano negli occhi ma l’unica cosa che condividono è lo schermo del telefono. Non ci si nasconde nemmeno più quando si vuole fumare la prima sigaretta, la prima canna.

I nostri litigi e i nostri amori sono sputtanati a chiunque ma per nostra scelta e non per pettegolezzo.

Abbiamo questo spiccato senso di apparire, trasgredire che poi non fa altro che nasconderci.

Tutto questo esiste perché non sappiamo più che cosa dare.

L’amore, dice Recalcati, è dare quello che non si ha.

Ma oggi, cos’è che non abbiamo?

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3 pensieri su “La peggio gioventù

  1. Tutto è nato per caso, io sostengo che sia le legge del Caos e che non esistano le coincidenze. Come carattere sono piuttosto riservato. Ho sempre scritto ma nessuno ha mai letto qualcosa di mio fino a quando è arrivata la donna che ho sposato e lei mi ha spinto con delicatezza a fare leggere le mie pagine. Da qual momento si è aperto un mondo, testi per il teatro e qualche romanzo pubblicato ma il premio più importante è cosa ritorna dalla gente che ti ascoltasopra a un palco, un filo che ti lega e allora davvero si diventa altro. Ci si legge in classe.
    ciao

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  2. Un saccco di domande Laura e credo che buona parte delle risposte siano da legegere nelle nuove esigenze. Spero di chiarire il mio concetto: prima mio padre tornava stanco dal lavoro e riuscivaa mantenere 3 figli, una moglie e costruire due case, oggi è impossibile. Mio padre mi ha insegnato le regole, almeno ci ha provato, oggi vedo molti genitori che vogliono essere amici dei propri figli. Le passioni per il lavoro erano, quando ho cominciato io la mia professione, una motivazione considerevole, oggi è diverso, non per tutti i ragazzi per fortuna. Siamo tutti più veloci, e la velocità se non la si sa gestire diventa acida…credo che il corso di scrittura che stiamo facendo aiuti a rallentare, leggere ci porta in altre dimensioni e questa è una vera fortuna. Io poi faccio parte di una piccola compagnia teatrale Fonderia dell’Arte e metterre in scena degli eventi è una flebo d’energia. In bocca al lupo per il tuo blog. Castrenze Calandra

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    • Ciao Castrenze, che piacere ritrovarti anche qui! Grazie per esserti un poco incuriosito e per avermi lasciato la tua esperienza, il tuo punto di vista. Incrocio le dita per il blog, spero possa essere l’inizio e parte di qualcosa di più anche se il motivo per cui è nato era e rimane la passione per la scrittura. Molto interessante anche il tuo fare parte di una compagnia teatrale come altro modo di esprimersi.
      A presto!

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