Ho un’amica che si chiama Ansia

Forse questo è proprio il momento più adatto per parlarne, proprio adesso che mi ritrovo con una tazza fumante accanto che non rivedevo da aprile e un’indigestione in corso. Voglio provare ad attenuare questo senso di nausea scrivendo, sperando che le parole mi aiutino a digerire e finalmente riuscire ad addormentarmi.

Questo momento mi ha fatto venire in mente tutte quelle altre volte in cui, in passato, mi sono ritrovata in una situazione molto simile: sveglia, insofferente, nauseabonda e irrequieta; la causa non era un’abbuffata di cibo mal digerito, lo erano i pensieri.

In quel periodo soffrivo di attacchi ansia e per chi non lo avesse ancora chiaro, non mi riferisco a quel tipo di apprensione che trapela ironicamente in qualche immagine sui social, io parlo di quella che ti fa stare male, male davvero. Un tipo di agitazione che ti spegne il cervello e ti fa perdere il controllo del tuo corpo. Dove i pensieri ti girono per la testa a una velocità sovraumana, come se intorno e in un punto ben precido della tua testa ci fosse un vociare continuo di un milione di voci di cui nessuna sembra essere davvero la tua. Il corpo non risponde ai tuoi comandi, probabilmente nemmeno li riceve perché in quel momento, perché è di momenti che si tratta, tutto è disconnesso eppure amplificato.

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Molti mi hanno chiesto esattamente cosa si prova in una situazione del genere, altri semplicemente la rifiutano, considerandolo un melenso meccanismo mentale dove basta non pensarci per risolvere il problema. E in effetti, oggi, non posso dare completamente torto ai malpensanti; è mentale ma non è un meccanismo, è un disturbo. Il meccanismo è un atto che attuiamo più o meno consapevolmente di fronte ad una qualche situazione. Il disturbo invece, è più inconscio e irrazionale; non lo puoi premeditare perché non sai di averlo, e quando si manifesta non sai come controllarlo.

È come un’influenza, ti viene e basta anche se qui ha scelto te e non un altro per dei motivi precisi. L’ansia è un modo e l’emetofobia può essere un mezzo; ma andiamo per gradi.

Non sono una dottoressa in materia e le mie conoscenze in psicologia sono ormai labili e frammentate, racchiuse in pochi concetti ai tempi delle superiori, quindi, non sta a me spiegare ma da persona che l’ha vissuta, raccontare.

L’ansia è un po’ come l’amore, va da persona a persona; ognuno la vive a proprio modo in base alle cose che ha visto, che lo hanno segnato, che lo hanno ferito.

Quali sono i sintomi fisici di un attacco d’ansia?

Tachicardia, nausea, spaesamento, panico, depersonalizzazione, perdita del senso della realtà sono solo i primi che mi vengono in mente. Spesso sono accompagnati dal senso di fuga, dal bisogno d’aria, dalla paura di sentirsi male di fronte a tante persone.

Quali sono le emozioni che si provano durante quel tipo di situazione?

Paura.

Paura di cosa?

Paura di tutto. Il terrore in quei momenti è sovrano della tua persona, della tua mente, dei tuoi occhi anche. Di quello che senti e soprattutto di quello che percepisci. Le prime volte hai paura perché non sai cosa ti sta accadendo, una volta compreso ce l’hai perché non sai quando finirà tanto lì quanto nella tua intera esistenza.

L’ansia è un ospite che non viene mai da solo. È un inquilino scomodo ma necessario che mostra i punti deboli della tua dimora, quelli di cui hai fatto finta di niente per anni. È un campanello d’allarme, un grido estremo d’aiuto.

Nel mio caso, entrò pulendosi persino le scarpe, mi ha fatto sapere che c’era ma si è subito ritirato in una stanza che non avevo nemmeno deciso essere la sua. Ogni tanto si faceva sentire ma non mi creava disturbo. Se ne stava buono, a cuccia come un cane ben addestrato. Credevo di avere tutto sotto controllo.

I guai sono arrivati dopo, quando ha aperto le sue valigie e ha lasciato che andassero in giro per casa diverse fobie, tra questa la paura di vomitare.

A nessuno piace farlo, è vero ma quanti di voi piangono al solo pensiero di doverlo fare? Quanti si svegliano credendo che quello sarà il giorno “giusto” per rimettere qualcosa o non riescono ad addormentarsi per la paura di essere svegliati di soprassalto da qualche conato? Quanti rinunciano al cibo, ai loro piatti preferiti, convinti li faranno stare male? Avere il terrore di uscire di casa, di non bere un goccio d’alcol per la paura di perdere il controllo, e se dovessi stare male? Guardare tutte le probabili vie di fuga all’interno di un locale nuovo, cercare di sedersi in un posto vicino ai bagni perché non si sa mai.

L’emetofobia come qualsiasi altra paura irrazionale ti dà la sensazione di divorarti il cervello giorno dopo giorno, l’assurdità è che non è così e quando te ne rendi conto ti domandi perché non inizi a farlo per davvero, così la fai finita. È ovvio che sapevo essere un tipo di paura illogica ma non riuscivo a farne a meno o forse non riuscivo davvero a convincermene. Non dura qualche ora, pochi giorni, mi è durata circa due mesi. Che è più o meno la stessa durata di un inferno. Mi svegliamo pensando al vomito, mi addormentavo con lo stesso pensiero. Vivevo male. Sembrava che qualcuno decidesse i miei pensieri per me, si divertiva a vedermi soffrire.

Andavo su internet e cercavo se ci fossero altre persone come me, se quella paura avesse un nome, un’origine. L’aveva e di persone ne scoprii a centinaia. Mi sentivo meno sola ma leggevo di gente che ne soffriva da anni, vedevo già la mia vita come un’eterna punizione, non ne sarei mai uscita.

Poi smisi di googlare sintomi e malattie e inizia a sommergere di parole una giovane donna che mi accoglieva con un incenso sempre acceso e un pacchetto di fazzoletti sempre pronto.

Sminuzzai prima le paure e poi imparai a gestire l’ansia accettandola come qualcosa che avrebbe fatto parte di me per sempre, un’amica, la mia parte più bambina. È da li che viene, da un passato da risolvere.

Ho più avuto attacchi d’ansia?

Sì, ma molto bene e con la differenza che so cosa mi sta accadendo e quindi come gestirli. La regola fondamentale è respirare. Il respiro è la prima cosa si altera durante un qualsiasi problema psico-fisico e in quel particolare caso ripristinarlo, concentrandosi su di esso con lunghe espirazioni e inspirazioni, aiuta a placare il panico. Poi inizio a guardarmi attorno per cercare di capire cosa mi ha scatenato quella sensazione. Tendenzialmente evito posti troppo affollati perché tanta gente tutta assieme mi infastidisce o, raggiunta la mia soglia di sopportazione massima esco a prendere una boccata d’aria.

Ho più avuto paura di vomitare?

Ad oggi no o per lo meno in rarissimi casi che ora non saprei nemmeno riposizionare nel corso del tempo e degli eventi.

Perché ci sono persone che soffrono di attacchi d’ansia e altri no? È come la depressione, bisogna esserne geneticamente predisposti?

Non credo, nessuno della mia famiglia li aveva avuti se non in forme molto più lievi, non così limitanti.

Mi piace credere che tendenzialmente ne soffrono le persone più sensibili, vulnerabili ed empatiche. Chi, di fronte agli altri si mostra forte, e infondo lo è, ma soprattutto nella sua intimità sa anche essere fragile. Quelli che non piangono mai davanti agli altri ma che da soli lo fanno spesso.

Quelli che hanno avuto un’infanzia difficile, forse anche infelice. Diventati dei piccoli adulti, dei bambini grandi. La separazione dei genitori, la morte di uno dei due, un padre e una madre irresponsabili e poco consapevoli della loro genitorialità.

Il più delle volte le cause derivano dalla famiglia, troppo o troppo poco presente.

Io consiglierei la psicoterapia a chiunque, l’ho fatto e c’è chi mi ha ascoltato. Perché ti aiuta a conoscere aspetti di te che non sapevi, a ricordare eventi apparentemente dimenticati, semplicemente nascosti. A rivangare, rivalutare e rimodellare un trascorso che influenza le tue azioni, anche quelle più quotidiane e semplici.

È come rinascere e vedersi con occhi diversi. Accettarsi per quello che si è e per il passato che è stato.

Darsi una possibilità, una ogni giorno. Ricominciare dal punto in cui ci si era fermati. Denudarsi prima di fronte ai propri occhi che a quelli degli altri.

L’ansia serve a questo, a rivelarti.

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