Un Dio non mi basta

E se fossimo già all’inferno? Se avessimo già degli angoli di paradiso che non sappiamo apprezzare?

Abbiamo continuamente bisogno di credere a qualcosa di più grande, di migliore. A un cattivo quando ci succede qualcosa di brutto e a un buono quando invece tutto va bene.

Preghiamo nella speranza che i nostri desideri si avverino per poi sentirci lusingati quando veniamo ascoltati e abbandonati quando sembra non accadere mai niente. Aspettiamo la chiamata, la voce, un segno.

Ci rinchiudiamo in luoghi che ci fanno sentire più vicini al nostro credo.

Stimo coloro che hanno fede, qualcuno su cui appoggiarsi, con cui prendersela e affidarsi.

Io invece sono dalla parte dei miscredenti, degli atei, degli artisti; di coloro che credono in solo ciò che vedono. Che se la prendono con sé stessi per le loro debolezze, le sconfitte. Che non credono a un Dio, appellandosi solo al proprio io. Che non pregano ma comunque credono. Perché non è vero che non crediamo in niente, crediamo in tutto quello che abbiamo attorno.

Io credo al Dio Sole, al Dio del mare, del vento. E poi ancora a quello dell’amore, della guerra per quanto ingiusta e crudele. Al Dio della pace, del perdono, della giustizia.

Della pioggia, della morte, della bellezza.

E per Dio non intendo un unico essere, un’entità ma una forza costruttrice e quindi anche del suo contrario. La forza dell’arte, delle donne, della saggezza. Della musica, della terra, della poesia, delle religioni.

Se per molti tutto questo è creato e dominio di una sola creatura per me è cosa di tutti e di ognuno.

Eppure rispetto; non impreco, non bestemmio. Non sono maligna; amo, soffro.

Ho paura della forza distruttrice dei terremoti, delle acque che si ritirano e ritornano con il doppio della loro veemenza. Dei vulcani che quando stanchi sbuffano magma prepotente. Della pioggia che quando esausta si fa tempesta.

Dell’amore che quando non basta diventa incondizionato, della vita che quando meno te lo aspetti si fa morte.

Non ho ancora capito in cosa credi, mi domandano spesso; come se volessero a tutti i costi un nome, una religione, una preghiera. A niente, rispondo; perché se dicessi a tutto nessuno ci crederebbe, non si capirebbe. Credo nell’uomo, alle sue difficoltà nel cercare un equilibrio tra i suoi pensieri e la sua persona. Nella sue paure celate dietro ad atti di arroganza. Nel suo volere sfidare incessantemente la natura senza mai capirla realmente; che quando sembra poi arriva dell’altro.

A poi credo a tutto quello che vedo. A tutto quello che sento, che mi tremare, sorridere, che mi rende coraggiosa.

Perché non mi basta sperare in una sola persona, ho bisogno di credere in tutto quanto.

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