Allora ascolto il ticchettio del mio orologio biologico

Non sono sicura di voler essere madre un giorno.

Ho quasi trent’anni; posso ammetterlo, posso pensarlo.

Da quando ero una ragazzina metto in dubbio questo bisogno, questa necessità. Non saprei nemmeno come definirlo. Un atto d’amore, forse. Il più grande probabilmente. 

Scherzavo, Forse sarò una di quelle donne che non è in grado di concepire, dicevo. Mia mamma si arrabbiava. A volte lo penso ancora. Credo che il mio corpo non abbia questo dono, non ci ho mai provato. Sono sempre stata attenta. E quando non lo sono stata mi è sempre andata bene. Sempre se la fortuna esiste. Ma avrei avuto le idee chiare; la faccio facile. Ma so che non lo è. Come tutte le cose che non ti porti addosso e ti senti al sicuro nel ruolo da giudice. 

“Figli” è sempre stato un argomento delicato per me, perché lo sono e so cosa significa esserlo. Lo siamo tutti ma non sempre consapevoli. E per come sono fatta non sopporterei mai l’idea di fallire, di non essere un buon genitore. Di un‘eventuale infelicità. Una possibile sofferenza.

La mia è solo paura. È una responsabilità che per una volta non mi voglio prendere. C’è la vita in gioco, e non sempre è la mia. 

Ci sono stati momenti in cui ho desiderato essere madre. Guardavo l’uomo che mi stava accanto e pensavo che saremmo stati due buoni maestri. Ma lui non li voleva, diceva che non ce lo saremmo potuti permettere e aveva ragione. Significava tanti soldi che non avevamo. Poi eravamo giovani con sogni grandi, quasi tutti fuori dall’Italia, senza mai stare fermi. Mi piaceva fantasticare; di lui penso ancora che vestirebbe bene i panni di un padre. Ma è solo un’idea, infondo non ci conosciamo più.

L’ho desiderato anche poco tempo fa, non ci abbiamo provato ma lo abbiamo creato. Era un gioco a cui ci piaceva dare le regole. Nelle nostre immagini era un maschio, con un nome simile a quello di un profeta, qualcuno in grado di cambiare le cose. Di fare tutto quello che dice. Io lo avrei voluto alto, a discapito nostro, con gli occhi del padre e i lineamenti poetici. Un po’ come guardarsi allo specchio con la speranza di una vita diversa.

È che amo la mia indipendenza, il mio rendere conto a poche cose, poche persone. Amarle in maniera democratica; consenziente ma non subordinante.

Vorrei continuare a essere io, non sentendomi in obbligo adutilizzare un noi. Vorrei che ci fosse ancora la mia personalità, e la sua. E quella del padre. Sono egoista, lo so. Parlo di cose senza averle provate e quindi senza capirle. È che in me è sempre stata forte questa divisione; ciò che è mio, e ciò che tuo. Le mie cose, le tue cose. Il mio spazio, il tuo spazio. 

E poi c’è il nostro. Condivisibile. 

È stato spesso fonte di litigi in coppia. Dopo un po’ lo si comprende, lo si rispetta. A volte capita che lascio la porta socchiusa e divento meno più indulgente. L’empatia mi rende mite. Altre voglio che quella linea non la oltrepassi nessuno, nemmeno un bambino, e così deve essere.

È che mi piace la mia intraprendenza. Che nessuno mi dica ciò che devo fare, il non avere vincoli. Lo sono da ancora prima che io ne abbia un ricordo; attraverso quelli di qualcun altro. Mi si racconta della volta che ho voluto imparare ad allacciarmi le scarpe da sola, la volta che sono andata in bicicletta su due ruote senza volere l’aiuto di qualcuno. Acconciarmi i capelli, creare un vestito con lo scarto di un tessuto, andare a vivere da sola, comprarmi una macchina con il mio primo lavoro. Non ho mai voluto quell’aiuto. A volte è un bene, altre mi ha fatto male. Mi hanno insegnato a chiederlo, l’ho imparato da sola. La prima volta l’ho fatto a venticinque anni.

Mi piace dormire. Mi piace il silenzio. Mi piace avere tempo da perdere. Leggere, guardare un film, scrivere.

Non so se sono disposta a rinunciare a tutto questo.

O non ancora.

Ho sei nipoti, non sono una zia molto presente, ma non ho mai valutato la quotidianità come metro di moralità. Mi piace giocare con loro e smettere quando ne ho voglia.

Mi dicono che quando sono tuoi certe cose ti vengono istintive. Le fai e basta. Che è un amore unico, davvero incondizionato.

Ci credo. È per questo che ancora preferisco guardarlo da lontano.

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