Il bisogno di sentirci simili

Non tengo il conto dei giorni in cui sono chiusa in casa. Non mi interessa, non credo faccia bene alla salute. 

Non è cambiato molto, solo che ho smesso di prendere l’auto tutte le mattine per andare al lavoro. Lo faccio da casa, risparmio in benzina. Poco male.

Non sono mai stata una ragazza da aperitivi nei fine settimana, da discoteca, da passeggiate in centro città la domenica pomeriggio. Non mi piace fare le cose che fanno tutti, non mi piace andare dove vanno tutti.

Va da sempre così per me, forse ho paura dell’omologazione. Da ragazzina mi tingevo i capelli di rosso, non seguivo la moda, ascoltavo musica che piaceva a pochi, che creava pregiudizi. Mi piaceva sentirmi diversa, farmi notare. Oggi mi piace stare in disparte ma mantenere la mia identità, andare nel senso opposto, pensarla diversamente. Non ho bisogno di mettermi in mostra ma quando cammino per strada la gente si volta comunque a guardarmi. È una cosa che non mi spiego. Forse è per il mio passo deciso, l’espressione seria ma tranquilla, il trucco agli occhi assente.

Mi piace stare da sola e quando ricerco compagnia non è per riempire un vuoto, un silenzio. È perché ho voglia di stare con quelle persone, poche ma precise.

Sono introversa ma mi piace ascoltare; non mi interessa conoscere di continuo gente nuova ma quando succede lascio che avvenga e mi lascio vedere per come sono. Non piaccio a tutti, soprattutto alle ragazze. Il mio non mettermi in mostra sembra farle sentire insicure.

Sono una persona noiosa, ho bisogno di poche cose ma ho tutto quello mi serve. Non credo che mi manchi qualcosa. Tutto quello che volevo l’ho ottenuto da sola, ciò che ancora desidero non mi spaventa perché so che posso raggiungerlo. Sono molto critica nei miei confronti, con grandi aspettative, a volte ho paura di non esserne all’altezza però ho una dote che mi porta sempre lontano, che a volte sottovaluto ed è la mia determinazione. 

Ho momenti di insicurezza, dove mi guardo allo specchio e mi vergogno della mia faccia, del mio corpo. Penso che potrei fare di meglio, che non sempre do tutta me stessa per le cose in cui credo.

Non tengo conto dei giorni in cui sono chiusa in casa perché la mattina mi sveglio, tolgo il pigiama e mi vesto come se dovessi uscire, andare in ufficio. L’ho fatto fin dal primo giorno senza leggere consigli non richiesti su Facebook, sul come non rendere tutti i giorni uguali. Mi è venuto spontaneo, l’ho ritenuta una cosa da fare per mantenere la mia integrità. Mi pettino i capelli, me li acconcio, a volte mi faccio belli gli occhi ma ho scoperto che troppa cosmetica inizia a infastidirmi. Quando rientro in casa la prima cosa che faccio è struccarmi, dopo di che mi sento pulita.

Leggo pochi articoli, nessuno di quelli proviene da un social. A volte mi soffermo ai titoli e mi vergogno della superficialità delle persone. Di come siamo facilmente influenzabili, di come crediamo a tutto quello che ci raccontano solo perché abbiamo bisogno di un appiglio, qualcosa da dire, senza pensare se sia sicuro e affidabile. Se faccia al caso nostro.

Mi arrabbio quando scopro che ci sono uomini che anche nei momenti di vulnerabilità sanno come prendere in giro le persone, fanno del male perché gli procura un certo piacere, si sentono invincibili. Se solo credessero di più nelle loro capacità alcuni potrebbero essere degli imprenditori, fare qualcosa di buono. Invece sono ancora legati al pensiero che la criminalità è qualcosa che rende forti, superiori solo perché non sanno suddividere una serie televisiva di successo dalla realtà.

Vorrei solo che piovesse, che il tempo fuori sia brutto anche se il sole mi rasserena sempre. Mi affaccio alla finestra perché mi piace sentirne il calore sul viso. 

Nessuno sta strappando via le erbacce ai bordi delle strade, riesco a sentire persino il rumore del fiume poco distante da casa. Sento suoni di cui mi ero dimentica l’esistenza.

I gatti girano per le vie meno impauriti, non si nascono più sotto le macchine. Forse ora credono di avercela fatta. Il mio non torna a casa da 4 giorni, non so dove sia. Forse è rimasto rinchiuso da qualche parte però mi piace pensare che si sia addentrato nel parco vicino a casa, di solito pieno di bambini, famiglie, ragazzi, ora vuoto perché chiuso con pannelli di legno e nastro da scena del crimine. Lo cerco ma con meno insistenza dell’ultima volta. Mi hanno imposto dei limiti oltre il quale non posso andare e li rispetto a differenza sua, e chi sono io per impedirglielo. È il mio gatto ma non mi sento il suo padrone. Sono solo una persona di cui lui si fida, forse l’unica, da cui poi torna sempre. Spero solo che lo faccia anche questa volta.

Mi piace il silenzio che c’è fuori ma a volte mi fa sentire spaesata, piccolissima. In uno di quei quadri di Caspar David Friedrich. Mi fa rendere conto di quanto siamo effimeri, irrilevanti. Ci sentiamo continuamente in competizione gli uni con gli altri solo perché non abbiamo il coraggio di guardarci intorno. Madre natura continuiamo a vederla come un’amica deviati dal suo nome, mai consapevoli della sua arroganza. Ci dimentichiamo in fretta dei terremoti, degli tsunami, delle valanghe. Di come in un attimo non abbiamo più niente, ci riscopriamo semplicemente uomini. Crediamo che i disastri avvengano per opera nostra quando invece siamo solo una conseguenza.

Ci dimenticheremo anche di questo momento, non vediamo l’ora di finire sui libri di Storia. Vedere i nostri figli, i nostri nipoti, studiare quello che stiamo vivendo ora per dirgli solo che noi c’eravamo. Come c’eravamo stancati di studiare la Guerra Fredda, il Medioevo, l’Impero Romano. Di commemorare il 27 gennaio senza averlo vissuto. Noi vogliamo esserci, sentire di essere stati parte di qualcosa.

Ci dimenticheremo dei morti e dei sopravvissuti. Ci basterà una nuova edizione del Grande Fratello, del Festival di Sanremo che improvvisamente sembra non essere più un programma solo per vecchi. Ci siamo dimenticati del canone Rai che ci faceva così incazzare.

Ho cucinato la pizza una sera, ma non ho fatto fotografie. Ho preparato anche una torta, ma non la si trova in nessun archivio di immagini. Ogni tanto faccio degli esercizi in casa ma non mi sono mai ripresa.

Cosa c’è che non va in me?

Sono troppo riflessiva, penso sempre all’influenza che potrei avere sugli altri. Al provocare interesse negli altri. Questa torta, che ha preso un’ora del mio tempo, che ho fatto con piacere, fotografandola e poi rendendola in qualche modo virale cosa suscita in chi la vede? Perché dovrebbe appagarlo? Non mi piace perdere tempo. Il mondo, il web è intasato di cose tutte uguali, di poco valore, facilmente sostituibili. 

Mi piace avere momenti che restino soltanto miei, di pochi intimi. Che può essere il piacere di preparare qualcosa di buono o l’amore che provo per una persona.

Non mi interessa sputtanarmi, scaraventare tutto su un palcoscenico.

Non mi stupisco mai quando scopro di una coppia che si lascia quando mostravano di essere in totale sinergia. Mi viene sempre da pensare che sotto si nasconde qualcosa di più sporco, come la polvere sopra le mensole più alte che tanto non vedrà mai nessuno. 

Forse sono solo troppo severa, ammetto troppa poca spensieratezza. È che sono amante della consapevolezza, delle cose autentiche che non dipendono dal numero di like sotto ad una immagine.

Fuori c’è il sole, c’è un leggero vento caldo che riesce ad andare oltre agli intrecci a mano del maglione che indosso, è piacevole. Mi fa credere che c’è qualcosa di buono in tutto questo. La mia pelle è ancora capace di percepire. Grossi muri di cemento armato non l’hanno resa arida. A lei non succede come alle persone.

Per strada qualche cane al guinzaglio, che chissà quante volte è stato portato fuori da questa mattina. Nessuno l’ho ancora visto pisciare. Non dipende più dal loro bisogno ma dal nostro volere. Come sempre.

Una bambina gioca con un grosso pallone rumoroso che continua a far rimbalzare sopra al cemento. Ne segue un rumore sordo, vuoto. Che mi infastidisce. Vorrei urlarle di smettere. Di stare un po’ silenzio che è da quando mi sono svegliata che sento la sua voce, la sua risata.

Ora capisco perché il mio gatto preferisce starsene dove sta. Siamo simili infondo.

2 pensieri su “Il bisogno di sentirci simili

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