E se mi fanno qualcosa?

Ora, lungi da me fare discorsi moralistici. Non sono così persuasiva o semplicemente non mi sono mai applicata per esserlo, se non inconsapevolmente.

Ma come è possibile che conciata con un cappotto parka Bershka anno 2018 che mi copre letteralmente dalla testa alle ginocchia (1,58m è un attimo da avvolgere), con il cappuccio che copre 3/4 della mia visuale ma che mi permette quel giusto per raggiungere i 5 metri che distanziano il parcheggio della mia auto al portone di casa tenendomi quanto più possibile indenne dal freddo (che mal tollero); una macchina non meglio identificata ma da me medesima etichettata come “tamarra”, con al suo interno un conducente e un passeggero, passandomi alle spalle quest’ultimo si sporge con metà corpo fuori dal finestrino iniziando ripetutamente (e inutilmente) ad attirare la mia attenzione con parole tipo: bella! Ehi bella! Bella! Bella! Ehiiiiiiii bella!

Nel frattempo il conducente del mezzo rallenta forse pensando che non udivo ben bene quella sotto specie di turpiloquio. Al che ho girato l’angolo e ho varcato l’entrata della mia dimora e salutame à soretà (cit).

Quindi, consapevole nel non essere un’accanita sostenitrice dei movimenti femministi, di cui in parte comunque approvo e seguo ma anzi, ritenendomi spesso e volentieri dalla parte degli uomini, esseri socialmente deboli e per deboli intendo svantaggiati e per svantaggiati intendo allevati a suon di: i maschietti non piangono mai. Devi essere forte. Se sc*pi con tante donne sei un vero uomo. Devi trovare un lavoro per mantenere la tua famiglia mentre la tua donna è a casa a rattoppare i tuoi pantaloni e a filare la lana (sto andando per esagerazione, chiaro). E insomma tutto quel retaggio mentale che mi sento di dire primitivo eppure tuttora cristallizzato che poi scontrandosi con la realtà dei fatti del secolo XXIesimo che ci appartiene, gli da quel tocco di confusione e mazzate alle ginocchia… (non mi prolungo ma qualora di vostro interesse potrei continuare in seconda sede questa mia diatriba). Ecco, premesso questo io mi domando cosa fa pensare che io mi sarei potuta sentire anche solo vagamente lusingata da un approccio del genere? Quale reazione volevasi provocare? Come mi sarei dovuta esprimere?

Spesso mi sono soffermata a pensare: come caspita dovrebbero attirare la nostra attenzione ‘sti ragazzi? Neanche più un complimento per strada gli lasciamo passare. Un complimento dico. Con i modi di esternare un complimento dunque. Voglio dire, se passeggiando un ragazzo mi volesse educatamente fermare e dirmi: ti trovo una gran bella ragazza! Ecco, probabilmente io arrossirei e, in caso di giornata uggiosa per i miei pensieri, mi svolterebbe sicuramente il proseguire delle ore successive. Mi è già successa una cosa simile, e tutto è filato per il meglio, con qualche sorriso, un ringraziamento e un augurio di buona giornata.

Ci sono modi e modi. Modi. E modi.

E il modo meno opportuno chiamiamolo catcalling, chiamiamola ignoranza, ma a me questa modalità manda proprio agli inferi. Mi fa venire voglia di sedermi acconto a Lucifero a fare quello che c’è da fare, insomma.

Ma la cosa più triste di questa storia infondo è stata che, non appena entrata in casa la prima cosa che ho pensato è stata: Merda! Hanno pure visto la mia auto. Hanno pure visto dove abito.

E se mi fanno qualcosa?

E se mi fanno qualcosa?

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