Chi scriverà del nostro (XXI) secolo?

La cosa che sopporto di meno è quando non scrivo per parecchio tempo, quando mi sembra non venirvi più e inizio a credere che sia stata una passione passeggera nella mia vita, ciclica ma confinata, con un inizio e una fine.

La cosa che mi entusiasma di più è quando poi sento il bisogno di farlo. Quando apro le note del telefono, prendo in mano una matita e un pezzo di carta, mi ripeto delle frasi nella testa più e più volte per cercare di non scordarmele, e quindi torno a scrivere. A volte a seguito di un episodio divertente, altri in momenti di sconforto o rabbia, che poi spesso sono le sensazioni che mi portano a scarabocchiare una pagina vuota. Ma se i momenti belli cerco di vivermeli, quelli difficili devo esorcizzarli e per farlo questo è il mio modo.

Chi scriverà dei nostri (trent’) anni è quel classico iniziato per scherzo, ironizzare sull’essere e diventare adulti, poi è diventata una cosa seria e ci è finito dentro di tutto. Anche il diventare adulti e basta. Senza riderci sempre sopra.

Chi scriverà dei nostri (trent’) anni ho iniziato a domandarmelo quando, essendo un’appassionata di storia, leggendo articoli, ascoltando podcast, interviste, guardando documentari; ho iniziato a riflettere a quale sia il nostro contributo, se abbiamo mai pensato a ciò che vorremmo tramandare o se siamo solo ingordi dell’oggi senza necessariamente preoccuparci del dopo. A quali saranno i reperti che passeranno ai discendenti, di secolo in secolo e mi piaceva gongolarmi sull’idea che chissà, anche un piccolo blog come queste lascerà la sua traccia; aiuterà forse qualcuno a capirci qualcosa.

Mi piacerebbe pensassero che non sempre è stato facile ma ce la siamo cavati abbastanza. Che abbiamo fatto tutto che potevano, che ce l’abbiamo messa tutta anche se non sempre in maniera pacifica. Che abbiamo fatto cose tremende, presi dall’entusiasmo, dalla popolarità, dai followers e dalle views, dai selfie, dai volti ritoccati, i corpi ritoccati, i tramonti ritoccati. Dai guru dell’imprenditorialità, dai love coach, i self coach, i sex coach. Presi da chi ti assicura in 10 mosse come conquistare una donna, in 5 mosse capire un narcisista, in 3 mosse come diventare ricchi. Dai 15 secondi di gloria che poi hanno esteso a 60. I babyshower in aula magna, le foto alla pancia al primo mese di gravidanza, al terzo mese di gravidanza, all’ottavo mese di gravidanza, poi durante il travaglio per raccontare di quanto siamo forti, di quanto sia doloroso, potente ed emozionante. Le vacanze tutti in Grecia, l’anno dopo in Sardegna, Ibiza, poi l’anno del ritorno in ribalta di Sharm el-Sheikh. Il parlare inclusivo, il parlare corsivo, il parlare usando il diminutivo per ogni parola. I meme, i video con i nostri animali domestici, i video con i nostri figli che vogliamo accompagnare fino all’entrata di scuola perché per strada da soli potrebbe essere pericoloso ma sul web c’è un pericolo che non vediamo ma sappiamo esistere perché è più forte l’impulso di sfoggiare anziché quello di proteggere. Il meglio di noi rimarrà pubblicato per molto tempo in uno spazio immaginato che non ci appartiene e ne abbiamo illusoriamente il controllo; il peggio di noi lo stiamo lasciando ben evidente davanti agli occhi in uno spazio così reale da sembrare fantascienza.

Che abbiamo fatto cose tremende dicevo, ma ne abbiamo fatte anche di buone presi dall’entusiasmo, dalla popolarità, dai followers e dalle views, dai selfie, dai volti ritoccati, i corpi ritoccati, i tramonti ritoccati. Dai guru dell’imprenditorialità, dai love coach, i self coach, i sex coach. Presi da chi ti assicura in 3 mosse come conquistare un uomo, in 5 mosse capire un narcisista, in 10 mosse come diventare ricchi. Dai 60 secondi di gloria che prima erano 15. I babyshower in casa tra pochi intimi, le foto alla pancia all’ottavo mese di gravidanza, al terzo mese di gravidanza, al primo mese di gravidanza, ancora prima della gravidanza per raccontare di quanto siamo forti, di quanto sia doloroso, potente ed emozionante. Le vacanze tutti a Sharm el-Sheikh, l’anno dopo in Sardegna, Ibiza, poi l’anno del ritorno in ribalta della Grecia. Il parlare inclusivo, il parlare corsivo, il parlare usando l’accrescitivo ad ogni parola. I video dei nostri figli, i video con i nostri animali domestici, i meme per ironizzare su una realtà che ci fa paura perché per strada sembra essere pericoloso ma sul web c’è un pericolo che facciamo finta che non esista ma vediamo chiaramente, perché è più forte l’impulso di ostentare anziché quello di proteggerci. Il peggio di noi rimarrà pubblicato per molto tempo in uno spazio immaginato che non ci appartiene e ne abbiamo illusoriamente il controllo; il meglio di noi lo stiamo lasciando ben evidente davanti agli occhi in uno spazio così reale da sembrare (ormai) fantascienza.

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